Templi a Paestum
Anton Sminck van Pitloo, 1830 circa, olio su tela, cm 98x130, Museo dell'Ottocento Fondazione di Persio-Pallotta, Pescara
(Arnhem 1790 – Napoli 1837)
Il dipinto ritrae l'area archeologica di Paestum immersa in un paesaggio ripreso dal vero, animato da figure e bufale al pascolo. Sebbene permangano stilemi classicisti desunti dalla tradizione secentesca e un rigoroso impianto prospettico, l'opera evidenzia la transizione di Pitloo verso la sensibilità romantica, palesata dalla limpida resa luminosa del meriggio. Formatesi alla scuola di Van Ameron, Pitloo divenne il caposcuola della Scuola di Posillipo accanto al russo Silvestro Scedrin. Nel 1816 fondò a Napoli un'accademia privata che attrasse talenti del calibro di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Teodoro Duclère e dei Carelli e Vianelli. Titolare della cattedra di Paesaggio presso il Reale Istituto di Belle Arti, fu un pioniere del plein air, sostenendo la necessità di catturare l'impressione immediata del vero attraverso bozzetti grafici e pittorici da trasporre poi sulla tela. L'opera presenta strette analogie con la celebre veduta di Paestum, datata 1824 e conservata al Museo di Capodimonte.

